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G20, accordo e regole sui mercati Merkel: "Sanzioni sui paradisi fiscali"

27/03/2009

I paesi europei del G20 presenteranno a Londra, al prossimo summit del gruppo, una posizione comune per una maggiore regolamentazione e supervisione dei mercati finanziari internazionali: una nuova politica del rigore che passerà anche per proposte "sanzioni" ai paradisi fiscali e un giro di vite contro i fondi ad alto rischio, gli 'hedge fund'

Al vertice di Berlino, i passi avanti fatti dall'Ue rispetto al G20 di novembre a Washington, sono tangibili e dimostrano una compattezza su tutti i temi sul tavolo. "Siamo convinti che possiamo superare questa crisi solo lavorando insieme", ha detto il cancelliere tedesco Angela Merkel, sottolineando - insieme al presidente francese, Nicolas Sarkozy - la "necessità di trasformare il summit di Londra in un successo".

Quattro grandi priorità
Il documento finale è un 'Chair's summary' affidato alla Merkel che traccia la strada verso Londra attraverso quattro grandi priorità: "rinnovare" la regolamentazione dei mercati finanziari globali, "far fronte" alle distorsioni della concorrenza, "garantire" una politica economia sostenibile e "migliorare" la cooperazione internazionale attraverso un "rafforzamento" delle istituzioni internazionali. La 'posizione europea' dei leader riuniti a Berlino su invito della Merkel è racchiusa in questi quattro contenitori. Anzitutto, la Merkel definisce "buoni" i progressi fatti verso la creazione di una "nuova architettura finanziaria globale", sottolineando che la "trasparenza" e la capacità di assumersi le "responsabilità" da parte di tutti gli attori del mercato sono "indispensabili per la stabilità dei mercati" globali.

Regole senza eccezioni
Non a caso, recita il documento, "tutti i mercati finanziari, i prodotti ed i partecipanti devono essere soggetti a un'adeguata supervisione o regolamentazione, senza eccezioni". Una regola, questa, che "vale soprattutto per quei pool di capitali privati, inclusi gli hedge fund, che possano presentare un rischio sistemico". Ma anche per le agenzie di rating, in passato accusate di leggerezza nelle loro analisi sull'affidabilità del credito di banche e grandi gruppi: queste "dovrebbero essere soggette all'obbligo di registrazione e di supervisione". Il documento elenca poi alcuni punti che verranno caldeggiati "fortemente" a Londra, come le "sanzioni contro paradisi fiscali e giurisdizioni che non cooperano". Su questo punto in particolare la Merkel è stata chiara: "Per gli attori che non cooperano, cioè i paradisi fiscali o le aree in cui vengono fatte operazioni non trasparenti, dobbiamo mettere a punto un meccanismo di sanzioni, che dovrà essere molto concreto", ha detto, preannunciando la lista dei nomi.

Efficace sistema allarme preventivo
Viene proposto anche lo sviluppo di un "efficace sistema di allarme preventivo" (early warning), che dovrebbe essere affidato al Fondo monetario internazionale (Imf) e al Financial stability forum (Fsf). I leader Ue non dimenticano neanche i tanto criticati maxi-bonus ai manager, sottolineando che servono "principi sui compensi per evitare pagamenti di bonus che contribuiscano a una eccessiva esposizione al rischio". Nel documento, il cancelliere sottolinea inoltre che la fiducia nei mercati "non è stata ancora ristabilita", confermando la volontà Ue di "continuare ad assistere istituti finanziari importanti dal punto di vista sistemico". L'Ue si impegna poi a "ritornare, al più presto, sul cammino della politica di bilancio sostenibile".

500 miliardi dollari a FMI
Il capitolo sul rafforzamento delle istituzioni finanziarie internazionale, prevede infine che le risorse dell'Fmi vengano "raddoppiate" per permettere di aiutare i propri membri in maniera efficace e flessibile quando si trovano in difficoltà. In particolare, il premier britannico Gordon Brown ha detto che l'Ue proporrà un fondo da 500 miliardi di dollari per l'Fmi, non solo per "gestire, ma anche per prevenire le crisi". Da parte sua, il presidente dell'Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, ha tenuto a sottolineare che non vede "il rischio di default da parte di alcun Paese della zona euro".

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(source: iltempo.ilsole24ore.com)