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Shoah, il memoriale alle vittime dell'olocausto

Duemilasettecentoundici stele di cemento nei pressi della Porta di Brandeburgo, a Berlino. E' il Memoriale alle vittime dell'Olocausto, inaugurato oggi come ultimo atto delle commemorazioni per i 60 anni della fine della guerra. Un luogo di riflessione e memoria per i sei milioni di ebrei europei sterminati durante il nazismo. Il grande campo di stele di cemento nel cuore della capitale, a due passi da dove un tempo sorgeva il centro politico del Terzo Reich, realizzato dopo una gestazione di 17 anni, ha ricevuto molte lodi durante la cerimonia ufficiale, ma anche qualche critica da parte della comunità ebraica.

Si tratta del primo monumento importante costruito nella Germania unificata, e del più grande mausoleo al mondo alle vittime della Shoah dopo quello di Yad Vaschem in Israele. Il progetto dell'architetto ebreo americano Peter Eisenman si compone di una serie infinita di stele di cemento di forma quadrangolare e di altezza diversa (fino a quattro metri) su un'area di 19.000 metri quadrati nei pressi della storica Porta di Brandeburgo. .

Nel suo discorso, il presidente del Consiglio Centrale degli Ebrei in Germania Paul Spiegel ha dato voce alle critiche che sin dall'inizio hanno accompagnato il progetto. Al di là delle intenzioni artistiche, ha detto, il monumento non affronta il tema della colpa e dei colpevoli, "risparmia all'osservatore il confronto con la domanda sulla colpa e la responsabilità".

Sarebbe stato bene invece "tematizzare le ragioni dei colpevoli e rendere possibile un confronto diretto con il crimine e i criminali", così c'è il rischio di una "banalizzazione della memoria", ha detto Spiegel definendo pertanto un complemento indispensabile il "Luogo dell'informazione", il centro sotterraneo dove si documentano le biografie delle vittime.

Il presidente del Bundestag Wolfgang Thierse, che in quanto committente, ha parlato per primo (i costi del progetto, 27,6 milioni di euro, sono stati interamente sostenuti dallo Stato) ha sottolineato come nessun'altra nazione abbia messo la memoria del "maggiore crimine della sua storia" nel centro della sua capitale. La Shoah tocca il "confine della nostra ragione" e il Memoriale si muove su questo confine, ha detto parlando la difficoltà di dare forma artistica "all'inconcepibile, alla mostruosità del crimine nazista".

Discorsi toccanti sono stati fatti anche da una sopravvissuta dell'Olocausto, Sabina van der Linden - all'epoca undicenne, che ha perso tutta la famiglia nella Shoah e vive oggi a Sydney - e dalla promotrice del progetto, la giornalista tedesca Lea Rosh.

Rispondendo alle critiche di Spiegel, la signora Rosh ha detto che questo non è un monumento per far luce sui colpevoli ma "per le vittime alle quali vogliamo anche ridare il loro nome", ha detto dal podio. Il pubblico si è alzato in piedi applaudendo commosso.

Da giovedì il memoriale sarà aperto al pubblico, giorno e notte. Non si dovrà pagare per entrare e non ci sarà neanche sorveglianza della polizia: toccherà ai Berlinesi vigilare col loro impegno sulla sicurezza del loro Memoriale.

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(source: iltempo.ilsole24ore.com)